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Prostitute in crisi, colpa del Ramadan

Fino a qualche anno fa, durante il Ramadan - mese sacro ai fedeli musulmani che dedicano il proprio tempo alla preghiera, alla meditazione e al digiuno - le fabbriche indonesiane venivano in soccorso alle prostitute.

Ad esempio a Malang, nell'est dell'isola di Giava, ove le professioniste del piacere, costrette a non poter lavorare a causa del periodo, venivano coinvolte e stipendiate dall'industria del tabacco.

Oggi la situazione è molto più nera. Metti il Senegal: anche qui il Ramadan vieta rapporti sessuali, se non quello di notte tra coniugi. E i lavoratori del sesso delle strade senegalesi ne pagano le conseguenze, visto che lì il 94 per cento della popolazione è musulmana.

Un mese di zero guadagni come ha spiegato la sex worker Fatou Diop, 31 anni e una minigonna quasi inesistente. 'Durante il Ramadan ci sono pochissimi clienti, arriviamo a lavorare anche solo tre giorni in un intero mese'. La soluzione, dunque? Trasferirsi nella capitale e sperare di trovare qualcosa o qualcuno, pur di sostenere la sua famiglia.

D'altronde in Senegal la prostituzione sia maschile che femminile è legale, assai praticata soprattutto nei locali notturni. Un lavoro come tanti che permette ad alcuni nuclei familiari di vivere decorosamente. Ramadan escluso, ovvio.

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