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Preservativi nei film hard, è polemica

Ennesimo scossone per l'industria californiana del porno. E stavolta non si parla di crisi, di calo di vendite o del desiderio. Semmai di scarsa sicurezza in cui lavorano gli attori.

Le polemiche nascono dopo l'ultimo grave caso di Hiv, una ragazza risultata positiva al virus. Ecco allora tornare alla carica numerose associazioni e chiedere a gran voce che nei film a luci rosse siano usati i preservativi. Una volta per tutte. Tanto da arrivare a presentare un esposto presso l'agenzia governativa che controlla la sicurezza dei lavori in California, completo di denuncia a 16 case di produzione.

L'indagine è partita visionando numerosi dvd e ha portato i responsabili di Aids Health Care Foundation, insieme all'associazione non profit Pink Cross Foundation, a constatare che i preservativi sono materia sconosciuta in tale ambito. Il presidente di Aids Health Care Foundation ha spiegato: "Basta andare in qualsiasi porno shop per ottenere prove inconfutabili contro ognuna di queste società. C'è qualche motivo perché i funzionari governativi non si accorgono che i set dei film porno sono luoghi di lavoro pericolosi?".

Presto, dunque, potrebbero venir colpiti colossi come la Vivid Entertainment e la Hustler. Ma l'industria del porno cerca di difendersi come può, di aggrapparsi sugli specchi. Secondo loro le regole sanitarie ci sono. Prendete quella che costringe gli attori a sottoporsi ogni mese ai test per le malattie sessualmente trasmissibili. Se qualcuno poi risulta infetto, deve immediatamente smettere di recitare. Peccato che non sia sempre così, come la cronaca ci racconta.

E poi c'è chi come Steve Hirsch, fondatore della Vivid, minaccia l'addio. "Se la California opta per il preservativo obbligatorio, il cinema hard lascerà lo stato. Se ne andrà in altri posti". Staremo a vedere la curiosa migrazione.

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