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Omosessualità, arrivano le telecamere nelle carceri keniote

Carcere uguale a sesso omosessuale. Lo sa bene Isaiah Osugo, responsabile delle carceri in Kenia, che ha detto sì all'installazione di telecamere, cella per cella, per sorvegliare i detenuti.

Perché il carcere, in fondo, è un luogo di rieducazione. E lo svago non è compreso, così come non sono permesse le visite coniugali se si è sposati, o l'uso di preservativi.

A sentire Osugo, infatti, il sesso non è un diritto basilare dei prigionieri e non è nemmeno previsto dalla nuova Costituzione. Dunque, non si può dire di sì a una legge inesistente. Mettiamoci pure il fatto che in Kenya il tasso di contagio HIV sia tra i più alti al mondo… e dunque la castità si fa unica scelta obbligata.

Paese omofobo? Sì. Il Kenya, a maggioranza cristiana, punisce tra l'altro l'omosessualità proprio come il carcere. E i leader religiosi islamici ed evangelici hanno chiesto, a riguardo, anche la destituzione di Esther Murugi, ministra per i Programmi Speciali che aveva chiesto rispetto e accettazione per gli omosessuali. La sua motivazione: 'Viviamo nel ventunesimo secolo e il mondo è cambiato'. Ma nessuno, purtroppo, l'ha ascoltata.

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