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il consumatore di siti porno

I siti porno sono frequentati per lo più dai maschi, 73% contro il 27% di donne, e questa non è una notizia. Ma l’età media di porno-utenti desta invece qualche sorpresa, non sono gli adolescenti in piena tempesta ormonale a rivolgersi alla rete per cercare qualche simulacro di sesso, sono invece i trenta-quarantenni i più assidui frequentatori di siti porno, e questa, in qualche modo, è una notizia. Il dato emerge da una mini inchiesta fatta da Repubblica su quelli che definisce “i forzati del porno”. L’inchiesta del quotidiano si concentra sull’aspetto patologico della dipendenza da porno online e sulle possibili cure ma, leggendo tra le righe, si può definire e disegnare l’identikit dei frequentatori della rete in caccia di sesso, e non mancano le sorprese. In primis l’aspetto anagrafico: si comincia presto a visitare siti porno, addirittura da bambini. L’età in cui si entra in contatto con questa realtà è intorno ai nove anni. Il sesso ha sempre incuriosito, una volta c’erano i giornaletti porno e serviva l’amico grande che li comprasse in edicola, erano vietati, o che li fornisse di seconda mano. Oggi, grazie ad internet, è tutto molto più semplice e quindi si comincia prima. Mano mano che cresce l’età cresce anche il numero dei porno-utenti, ma con un andamento inaspettato. Se il 4% dei visitatori di siti porno ha tra i 9 e i 13 anni, il dato sale solamente al 6% nella fascia d’età compresa tra i 14 e i 18 anni. Il vero boom arriva dopo: l’11% dei porno-utenti ha tra i 19 e i 24 anni, addirittura il 22% tra i 25 e i 34 anni e il picco arriva nella fascia 35 – 44 anni con il 29%. Non si va sui siti porno quindi per scoprire un universo ancora in qualche modo misterioso e sconosciuto quando si è adolescenti o preadolescenti. L’utente di siti porno ha una vita sessuale e non solo verosimilmente strutturata visto e considerato il dato anagrafico. Dopo i 44 anni la parabola comincia la sua curva discendente, 20% tra 45 e 55 anni e 12% tra i 56 e i 65, mancano i dati per gli ultrasessantacinquenni. Bisogna poi distinguere tra cybersex e cyberporn, cioè tra sesso virtuale e porno nudo e crudo. Il primo prevede, o prevederebbe, una qualche interazione tra esseri umani, sia essa via chat, webcam sino ad arrivare agli incontri veri e propri e, in questa “disciplina”, inaspettatamente le donne battono gli uomini. Il 60% di pubblico del cybersex è infatti composto da donne, prevalentemente studentesse ed eterosessuali. Altre categorie forti nel cybersex sono i professionisti, 15% del totale, seguiti a ruota dai disoccupati, 10%. Di questa platea poi solo il 25% è composto da omosessuali. Ma il maschio si sa è più timido, preferisce prendersi la sua rivincita nel cyberporn, anonimo, sicuro e senza impegno. La vittoria in questo caso è schiacciante, 80% di fruitori di cyberporn è maschio. D’altra parte cyberporn è praticamente sinonimo di autoerotismo e l’autoerotismo storicamente è un tema caro più ai maschietti che alle femminucce. E di questi maschietti in cerca di facile e veloce soddisfazione ben il 48% è composto da professionisti e solo il 6% da studenti. Una platea quindi di uomini adulti, con un lavoro e prevalentemente eterosessuali, circa il 70%. Al di là di falsi moralismi entrambe le “discipline” possono, come quasi tutte le cose, essere vissute bene o male. L’abuso di cybersex o cyberporn che sia sfocia naturalmente in patologia, porta con se problemi personali e sociali e rischia anche di diventare molto oneroso perché, se è vero che di porno è piena la rete, è anche vero che molti siti di questo tipo sono a pagamento. Le cliniche specializzate e gli studi in merito cominciano a moltiplicarsi anche se, in fondo, di autoerotismo non è mai morto nessuno. http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/porno-siti-consumatore-cyber-sex-cyber-porno-810211/
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