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Giappone, dilaga la baby prostituzione

Dici enjo kousai e lì, nella terra degli occhi a mandorla, pensi subito a soldi e bellezza. Insieme. Meglio dire, prostituzione in giovane, giovanissima età.

I protagonisti sono sempre loro, uomini attempati che si accompagnano a delle ragazzine. Perché l'enjo kousai è una specie di accordo per chi cerca compagnia. Lui, solitamente ammogliato e con figli, lei che ha bisogno di soldi e magari va ancora alle scuole medie.

Secondo i dati recenti, il fenomeno sarebbe più diffuso di quanto pare, tanto che 3 studentesse su 4 avrebbero ricevuto approcci da uomini adulti e tra il 5 e il 13 per cento di loro avrebbero accettato.

Questo perché, come racconta la diciannovenne Mai: 'È decisamente facile trovare uomini che vogliono fare sesso con ragazzine e in fondo sono tanti soldi in poco tempo. Certo non è un bene, ma quelle vogliono solo soldi facili e veloci'. Se una cameriera o una commessa part time riceve infatti appena 6 o 7 euro l'ora, una ragazzina che si fa toccare da un uomo può intascare anche 5mila yen, oltre 40 euro. Se poi si aggiunge anche il sesso nel pacchetto, si arrivano a sfiorare prezzi come i 40mila yen.

C'è chi lo fa per aiutare le famiglie in difficoltà, chi per pagarsi gli studi, o chi semplicemente per farsi regalare gioielli, borse, orologi o oggetti firmati. E poi la verginità va al più presto persa perché considerata un peso per ragazze (e ragazzi).

Le studentesse meno smaliziate? Hanno un'alternativa: i burusera shops. Parliamo di negozi specializzati ove ci si toglie mutandine e reggiseno per poi venderli, con tanto di foto di accompagnamento. Qualsiasi cosa pur di soddisfare i gusti sessuali feticisti dei giapponesi. Dopotutto non c'è da stupirsi visto che in Giappone esistono già da tempo dei locali dove le cameriere non hanno la lingerie e, per terra o sotto i tavoli, ci sono specchi per permettere di ammirare le ragazze nelle parti del corpo proibite.

Photo: Softblog

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