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Dopo "I monologhi della vagina" arrivano quelli del sedere

Raccontare storie di gay, bisex e trans che abbiano a che fare con il fondoschiena. E' questa l’idea che l’americano Trevor Hoppe lancia dal suo blog. Bottom monologues, i monologhi del sedere, dopo la versione più famosa al femminile.

Sono infatti trascorsi dieci anni da quando Eve EnsleW, drammaturga americana, fece scalpore con "I monologhi della vagina" e la storia di donne e dei loro genitali tra sesso, masturbazione, mestruazioni, parto e violenze.

Ora, almeno a sentire Hoppe, occorre dare voce anche ai racconti al maschile. E, dal suo blog, chiede la collaborazione di tutti: attivi, versatili e incerti. L'appello è però rivolto principalmente ai passivi, chiamati a "mettersi in gioco, a raccontare le loro esperienze, fantasie e voglie, senza limiti, in un flusso di coscienza decisamente ben accetto".

Svariate le domande - "Cos’è un passivo? Che fantasie ha? Cosa lo differenzia da un attivo? Cosa lo condiziona e cosa non riesce a non dire?" - che permetteranno di passare alla composizione del testo teatrale: "Un vero distillato di dozzine di storie di uomini, tutte insieme, attraverso le somiglianze, le evidenti divergenze e i particolari più provocanti".

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